Emanuele Zanella, esperto di coaching. Posso aiutarti a sciogliere i blocci emotivi che ti impediscono di vivere appieno la tua giornata.

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Prima parte libro: Il metodo flow

Qui sotto puoi trovare la prima parte del libro IL METODO FLOW, il frutto di ben 11 anni di ricerca testata personalmente oltre ad atleti e persone.

PREFAZIONE DEL DOTT GIANLUIGI GIACCONI

Nella mia ricerca personale e professionale in oltre trent’anni, ho avuto modo di applicare diverse tecniche di respirazione consapevole, in molteplici ambiti. Ho avuto modo di vedere risultati incredibili nell’ambito della salute e del miglioramento funzionale di diversi sistemi organici, in particolare: il sistema nervoso, quello endocrino, quello immunitario, e il sistema cardiocircolatorio. Come psicologo ho potuto osservare grossi miglioramenti nella gestione emotiva e nella padronanza delle proprie reazioni specie sotto stress, aumentando la lucidità, la concentrazione, l’intuito, ma in particolare la consapevolezza e la padronanza di sé.

Le tecniche di respirazione consapevole che ho studiato in questi anni e che ho raccolto in una metodologia che ho registrato sotto il marchio R.C.T.® (Respirazione consapevole terapeutica): raccoglie tecniche molto antiche, usate sia in ambito medico/terapeutico, sia a livello di lavoro interiore spirituale, di autoconoscenza e di elevazione interiore. A diverse latitudini le potenzialità delle tecniche legate alla respirazione consapevole sono state esplorate e sviluppate sia in Oriente (yoga, pranayama, Chi Kung, meditazioni tibetane, etc.) sia in Occidente in particolare nella tradizione medico/sacerdotale dell’antico Egitto, per migliorare la qualità della vita degli esseri umani su tutti i piani e favorire la loro evoluzione.

Oggi diverse scuole anche in ambito terapeutico stanno riscoprendo l’enorme potenziale insito nella pratica di tecniche di respirazione consapevole, basti pensare al boom di divulgazione che hanno avuto le pratiche della MINDFULNESS, metodologie di intervento psicoterapico e di autocoscienza sviluppatesi verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso ad opera di un medico americano J. K. Zinn, il quale si mise a studiare l’efficacia di alcune tecniche di meditazione tibetana, in particolare Vipassana, la meditazione sulla consapevolezza del respiro, con mezzi e strumenti della medicina e della ricerca scientifica attuale, confermandone l’efficacia che da secoli in Oriente già conoscevano.

Diverse branche della psicologia, che hanno preso in considerazione interventi ad approccio corporeo come la bioenergetica di Reich e dei suoi allievi, quali A. Lowen, Liss, Boadella e altri, hanno studiato applicazioni di tecniche di respirazione consapevole in ambito terapeutico.
Io ho applicato negli anni queste tecniche con diverse società sportive ed atleti di varie discipline, in ambito di formazione aziendale, nelle scuole e con gli anziani, con risultati veramente sempre molto positivi, che mi hanno spinto ad aprire una scuola per poterle insegnare ad altri operatori. Attraverso la Scuola di Counseling Naturopatico Integrativo ho avuto modo di conoscere Emanuele Zanella, mental coach di atleti di tecniche di combattimento, il quale aveva scoperto le tecniche R.C.T. leggendo i miei libri e seguendo alcune mie conferenze.

Subito con entusiasmo Emanuele mi parlò della sua idea di sperimentare queste tecniche nel suo ambito professionale.

Io avevo già in passato sperimentato le tecniche R.C.T. in ambito sportivo, ma dovetti ammettere la mia ignoranza sulla possibile applicazione specifica nel settore del “fighting”. Comunque il progetto era interessante.

Allora Emanuele si iscrisse alla Scuola, specializzandosi nella pratica delle tecniche R.C.T. ed iniziò così a sperimentarle su di sé e con alcuni atleti che seguiva come mental coach.

Man mano che proseguivano le sperimentazioni Emanuele mi raccontava di grossi risultati che stava ottenendo insegnando agli atleti diverse tecniche con gli obiettivi di: aumentare la resistenza allo sforzo e alla fatica durante le gare, gestire meglio l’ansia da prestazione e migliorare la gestione emotiva in performance, aumentare lucidità e concentrazione in gara, eliminare le interferenze della mente conscia, imparare a recuperare velocemente energia psicofisica e scaricare la tensione in eccesso ed aumentare l’elasticità polmonare.

Mi ha colpito la grande creatività di Emanuele nel creare questo percorso sperimentale ed estremamente innovativo nell’utilizzo delle tecniche con modalità nuove anche per me.

Fu sorprendente rendermi conto attraverso i video che mi faceva vedere, di quanto le persone fossero entusiaste dei risultati che stavano ottenendo. Il progetto di Emanuele Zanella, che poi ha dato origine alla sua tesi della Scuola C.N.I. creando le basi del libro che ora state leggendo, è una combinazione efficace per aiutare gli atleti, non solo di tecniche di combattimento, a migliorare le prestazioni non esclusivamente dal punto di vista fisico/atletico, ma anche dal punto di vista psicologico ed emotivo per il superamento delle paure e delle insicurezze.

Ringrazio Emanuele per la fiducia e la dedizione messe nello sperimentare questo nuovo progetto; gli auguro grande successo ed auguro a tutti voi una lettura arricchente.

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INDICE

1) I PRINCIPI SCENTIFICI DEL FLOW
2) LE PAROLE DELL’AZIONE E DELL’INGANNO
3) OBIETTIVO O INTENZIONE?
4) IL SEGRETO DEL FLOW: LA CHIAVE
5) IL LATO OSCURO DEL FLOW
6) LE NEURO ASSOCIAZIONI
7) LE TRE ENERGIE ARCHETIPICHE
8) IL RESPIRO RIGENERATIVO
9) PREPARAZIONE ALLA PERFORMANCE
10) ENTRIAMO IN FLOW

INTRODUZIONE

Molte volte cerchiamo grandi quantità di informazioni con la falsa credenza di sapere quello che pensiamo serva veramente, ma ciò che fa la vera differenza non è né la qualità né la quantità, ma è la conoscenza che abbiamo di questi elementi coniugata alla conoscenza di noi stessi, dei nostri limiti, dei nostri fantasmi del passato e dei nostri equilibri reali, la quale altrimenti diventerebbe solo e semplice competenza senza carisma, senza linfa vitale.

Personalmente credo di essere stato il modello peggiore riguardo la conoscenza di sé stessi; ho commesso errori di vario genere, in cui non solo mi mancava la conoscenza, non solo mi mancava la competenza, ma quel poco che avevo era pure sbagliata. Quando sei dentro a questo tunnel di convinzioni e insegnamenti sbagliati, cerchi informazioni e risposte di ogni tipo con l’idea di trovare la libertà o la soluzione ai tuoi problemi, ma senza sapere esattamente se stai facendo la cosa giusta o meno: lo speri o ci credi. La beffa sta nel fatto che se cerchi nei posti e nei modi errati, diventerà solo una ricerca inutile, logorante e stressante, oltre che infinita.

Spesso si legge la classica frase “la risposta è dentro di te”, ma se nessuno ci insegna a trovarla con gli strumenti giusti, come facciamo a trovarla?

Nel corso della mia vita ho imparato una cosa importantissima.

La prima è NON giudicare gli altri, la seconda è non giudicare te stesso. Gesù stesso ci ha insegnato a “non giudicare se non vuoi essere giudicato”, il problema principale è che spesso lo facciamo senza sapere che stiamo dando un giudizio, senza sapere che stiamo mettendo un’etichetta bella e buona in cui ci attacchiamo e ci facciamo del male, molto male, in maniera gratuita.

Mi presento: sono un ex pugile agonistico che aveva il grande sogno di diventare un campione di boxe ed eliminare tutte le sue insicurezze, sogno al quale ho dedicato tutto me stesso, eseguendo con grande determinazione ogni singolo esercizio che il mio maestro mi assegnava in palestra. Mi allenavo tutte le sere per divenire il migliore e cercavo di imparare il prima possibile per poter salire sul ring e dimostrare così chi ero veramente e che avevo gli attributi: volevo dimostrare al mondo che valevo molto e che non ero un buono a nulla, ma invece è andata diversamente. Ho “fallito” totalmente nel mio intento perché non riuscivo a mettere in pratica quello che sapevo fare, quello che conoscevo, quello che volevo, e così sono diventato tutt’altro che un campione. Avevo un sogno, e invece è andata esattamente al contrario.

Ora fai molta attenzione che sto per commettere un grossissimo errore apposta, per dimostrarti quanto sottili siano certi sbagli, ma te lo spiegherò solo dopo averti fatto leggere queste parole.

Durante la mia attività agonistica di pugile, ero un leone in palestra e un gattino sul ring; mi bloccavo completamente e facevo veramente schifo, diventando un’altra persona, debole fisicamente e mentalmente, scarso tecnicamente, impaurito, impreciso e senza fiato, anche se ero totalmente il contrario. Una tragedia incredibile che portava solo frustrazione e delusione a me e a chi credeva in me, perché non riuscivo a esprimere nemmeno il 50% delle mie vere capacità.

Se fossi stato in grado di fare almeno il 50 – 60% di quello che sapevo fare, di sicuro avrei vinto molti più match con molta facilità, avrei avuto molto più successo e molte più soddisfazioni, ma è andata diversamente. Se hai notato avrei potuto scrivere “purtroppo” ma, ora come ora, nel mio presente sarebbe un termine errato perché questo mio fallimento personale, che è stato la mia frustrazione più grande per anni, si è trasformato poi nell’occasione di rivalsa che ha creato in me la forza propulsiva di rifarmi; è diventata la “motivazione” che mi ha dato la possibilità di scrivere questo libro che stai leggendo ora.

Con il tempo e dopo anni di studio, ricerca e percorsi interiori sono riuscito a “digerire” i fallimenti, che è la parte più importante per l’evoluzione umana, trasformando poi il mio tallone d’Achille in punto di forza, nel il mio cavallo di battaglia!

Bene, ti sei accorto del grande errore che ho commesso? All’inizio ho scritto “ero un leone in palestra, e un gattino sul ring”, cioè ho dato due giudizi molto forti in un’unica frase che segnano in modo imponente la vita di una persona. E quindi, starai pensando? Qui inizia il gioco duro: osservare gli errori, riconoscerli prima possibile e trasformarli. Si può comunicare lo stesso pensiero in modi diversi senza giudicarsi, dicendo semplicemente quello che si fa o non si fa, ma senza etichettarsi, perché le etichette lasciano un segno forte.

Ad essere sincero non saprei dare una spiegazione logica del motivo esatto per cui sono arrivato a questo punto, se è stato più la voglia di rivalsa dei miei fallimenti, se è stata un modo disperato di non sentirmi più un fallito o se sentivo dentro di me qualcosa di forte che mi spingeva a fare quello che nessuno fino ad ora aveva fatto; non lo so.

Quello che ci tengo a dirti con il cuore in mano è che, per essere qui a scrivere questo testo che stai leggendo, ho dovuto studiare moltissimo da solo, avendo pochissime possibilità economiche, anche perché i corsi svolti mi hanno prosciugato totalmente il conto in banca, costringendomi così a sopportare, oltre alla fatica dello studio, anche i sensi di colpa di togliere soldi alla mia famiglia, risparmiando su tutto.

Si, ho svuotato il conto in banca e abbiamo fatto sforzi enormi per arrivare a fine mese, e non provo nessuna vergogna a scriverlo pubblicamente.

Era un peso insopportabile anche perché, oltre a svuotare il conto, mi accorgevo che stavo investendo su una cosa che non ero nemmeno sicuro potesse essere un successo. Più volte mi dicevo: “Ma dove stai andando? Cosa stai facendo? Stai trascurando te stesso, tua moglie e la tua famiglia per cosa? Stai buttando via i soldi che non recupererai mai, ma sei scemo? Chi ti darà retta con tutti i coach bravi che ci sono?”

Tutte domande negative che aumentavano il peso e rendevano la cosa ancora più difficile di quello che era, mettendomi in conflitto con me stesso a livelli estremi, ancora più di quanto già non fossi.
Dentro sentivo il fuoco che bruciava. Avevo una parte di me che mi spingeva a continuare perché sentiva che potevo fare qualcosa di forte e unico, che non era mai stato fatto prima d’ora, e che dovevo andare avanti, ma tutto il resto tremava per la paura del fallimento e la paura di aver sprecato anni di energie, di aver sottratto tempo a mia moglie e mia figlia per un sogno stupido e inutile senza la certezza che potesse diventare realtà, di aver svuotato interamente il conto in banca senza nessuna certezza, sentendomi uno stupido e folle nel senso più negativo, compreso anche dare ragione a tutti quelli che dicevano che stavo sprecando tempo e denaro inutilmente.

Era un contrasto di energie pazzesco; restavo sveglio fino all’una/due tutte le notti, a studiare o lavorare al pc, mentre mia moglie e mia figlia dormivano, alzandomi alle 5.30 per riprendere in mano i libri fino alle 7, per poi fare colazione e andare al lavoro come le persone normali. E si, starai pensando che dormivo poco, vero? Si, ho dormito pochissimo per anni, e siccome non mi ascoltavo, ogni tanto il mio corpo urlava pietà e mi bloccava con le cattive perché io non gli davo retta, tiravo la corda al massimo.

Pensa che, nella mia insicurezza, provavo vergogna nel raccontare quello che facevo per il semplice fatto che avevo già i miei commenti negativi da sopportare, e se avessi aggiunto anche quelli degli altri, sarei andato a rinforzare i dubbi su me stesso, confermando il dubbio di essere uno stupido, un illuso.

Detto questo voglio farti sapere una cosa importante per me. Questo libro  lo dedico esclusivamente alla mia famiglia, cioè a mia moglie e a mia figlia, le quali mi hanno sopportato con pazienza, supportato, capito, sostenuto, incoraggiato per anni, specialmente nei momenti più duri, ovvero quando volevo mollare tutto perché non vedevo luce, nessuno spiraglio, nessuna soddisfazione, niente di niente, vedevo solo i soldi buttati e il tantissimo tempo perso che non si può recuperare mai.

Sono state le uniche a credere in me quando nemmeno io credevo in me stesso!

Se dovessi contare le ore passate a studiare sui libri, a scrivere al pc e crearmi qualcosa con testi personali, mi verrebbe un colpo. Una delle cose che mi spingeva ad andare avanti era che, quando iniziavo a scrivere con solo una piccolissima idea in testa, scrivevo una marea di cose che mi chiedevo da dove uscissero da quanto chirurgiche, ben definite e divise tra loro fossero. Cose che non avevo letto da nessuna parte, ma che aveva letto e tradotto il mio inconscio, il quale, scrivendo con la musica sempre in cuffia, entra in trance e andava via come un treno senza nessuna meta. Era come se le dita schiacciassero i tasti da sole senza che io sapessi cosa stavano facendo, ed io spesso mi emozionavo, piangevo, mi gasavo, perché mi lasciavo trasportare completamente dalle emozioni, anche se preferisco dire che erano loro a trasportare me, come un fiume impetuoso, senza che io lo volessi. In questo modo ho conosciuto la forza del Flow, in cui non hai la minima idea di quello che fai o dici, ma ti escono le parole e svolgi azioni in modo fluido, senza avere il tempo di pensare e razionalizzare. Da qui tutto ha avuto inizio!

In pratica studiavo un libro e poi il mio inconscio elaborava e scriveva, come se io non centrassi nulla, come se semplicemente mettessi a disposizione le mani per scrivere sulla tastiera. Ricordo ancora la frase di mia moglie quando mi ha detto: “non ne posso più di vederti chiuso in quel loculo!”
Ora capisco che le sue scosse mi aprivano gli occhi per evitare di diventare uno zombie.
Non so se sono stato più matto io o loro a sostenermi in questa folle corsa, ma resta il fatto che senza di loro io non sarei qui a scrivere e tu non saresti qui a leggere.

Mia moglie, la donna che è più coach di me senza avere letto un libro di coaching! Lei, l’unica persona che mi ha sostenuto quando non mi calcolava nessuno, quando piangevo sul tavolo perché non riuscivo a trovare soluzione ai problemi, quando mi sentivo il morale a terra, quando vedevo tutto nero.

Lei che mi portava con i piedi a terra quando volavo troppo con la mente; lei che ha impedito che commettessi errori che mi avrebbero distrutto; lei che ha visto cose in me che io non vedevo; lei che ha portato pazienza ogni giorno senza mai farmi sentire in colpa più di quanto già non fossi.

L’unica che mi ha sostenuto nel realizzare un sogno senza fondamenta, perché vedeva più luce lei che io. Io avrei mollato tutto anni fa, ma lei mi ha spronato con una forza immensa a continuare, arrivando a minacciarmi se avessi buttato tutto al vento.

Perciò ringrazio loro in primis, per il loro coraggio e loro pazzia, per avermi permesso di scrivere questo testo per te, dando un senso a quello che faccio e che stavo facendo senza nessuna certezza.

Bene, ora che ho parlato un po’ di me, della mia vita privata, della mia famiglia e di come è iniziato tutto, lascia che riprenda il significato reale di questo testo focalizzandomi sulle mie ricerche ed esperienze per quanto riguarda le performance e questo benedetto stato di Flow.

Come ti ho già detto, la performance viene spesso minata e contaminata da qualcosa: nell’ambito sportivo, ad esempio, ci si ritrova pronti per la gara, per poi finire per dare molto meno di quello che si sa fare realmente, esattamente come succedeva a me.

A livello di performance nel settore sportivo si usa la frase “in palestra spacca tutto e sul ring si blocca”.

Questa dinamica, presente in tutte le classiche prestazioni sportive e scolastiche e gli incontri importanti di lavoro, viene chiamata, in gergo, ansia da prestazione, la quale, per essere ridotta o eliminata, richiede nel 99% dei casi solo ed esclusivamente un lavoro mentale emozionale, tralasciando e/o trascurando moltissimo la parte più importante, ovvero il respiro e l’energia.
Perché dico questo? Perché ci si basa molto sui processi mentali cognitivi quali convinzioni, dialogo interiore e anticipazione mentale, ma, a mio avviso, quasi nessuno da attenzione al corpo e alle sue funzioni biologiche naturali in modo dettagliato, quali il respiro in modo specifico e il livello stesso di energia causata anche dai condizionamenti meccanici.
Per dettagliato intendo curato nei minimi particolari senza tralasciare nulla e non lavorando sui classici 21 respiri profondi senza una tecnica specifica, cioè dettati da un numero di respirazioni senza sapere esattamente che parte dei polmoni usare, quanto riempire, quanto svuotare, tempistiche ecc, niente di tutto ciò.
Viene consigliato di fare step di 21 respiri profondi in modo generalizzato e non specifico nei minimi dettagli, cioè formato da durata, intensità, potenza e quantità.
A  mio parere, già il fatto di prendere in considerazione il respiro è un’ottima cosa perché, anche se non perfettamente, si inizia a far funzionare il corpo in modo migliore, ma tutto ciò non basta se si vuole sfruttare al massimo le potenzialità fisiologiche naturali.

Da pugile ho vissuto malissimo la mia esperienza agonistica per ragioni emotive, ma ciò non toglie quanto ho appreso in palestra, dove ho avuto la grande fortuna di imparare a insegnare la boxe dal mio maestro, stando sempre al suo fianco. Negli anni, mentre apprendevo nuove competenze, ho osservato da esterno tutti i micro movimenti, i tipi di respirazione e gli atteggiamenti in tantissimi pugili, notando differenze abissali nella resistenza di certe persone, indipendentemente dall’allenamento, ma solo modificando certi aspetti fisiologici, mentali, ormonali e respiratori, dandomi spunti per ricercare sempre più micro dettagli mentre testavo ogni cosa sugli atleti, usandoli come cavie umane, anche se sarebbe meglio dire TEST visto che stiamo parlando di modifiche posturali, mentali e respiratorie e nient’altro, le quali hanno riscontrato sempre risultati positivi immediati, e la cosa mi attizzava parecchio perché mi rendevo conto che ero sulla strada giusta.
Ora cercherò di entrare nell’aspetto tecnico sportivo in modo semplice, per darti un’idea di quello che ho scoperto.
Sappiamo tutti che il corpo parla, che la postura condiziona la mente e che la mente condiziona la postura. Ho scritto mente per essere generico, anche se dovrei dire stato emozionale dettato dai pensieri e condizionamenti, ma restiamo sul facile e andiamo avanti.
In poche parole, studiando anche la PNL (programmazione neuro linguistica), allenando l’occhio a percepire e vedere particolari che prima non conoscevo e nemmeno notavo, e insegnando a fianco del maestro tutte le sere, mi sono accorto che solo con piccole modifiche si possono aumentare le performance in modo meccanico, cioè istantaneamente, modificando piccoli dettagli quasi impercettibili che a primo avviso sembra non abbiano alcun collegamento, ma che fanno una enorme differenza. Era come se il cervello e il corpo lavorassero come un computer, come una macchina che con una piccolissima modifica, un semplice tasto, un giro di chiave, cambiasse forma completamente. Era incredibile vedere cambiamenti radicali in pochi secondi facendo solo delle semplici modifiche meccaniche che davano impulsi al cervello differenti passando da negativi (paura, tristezza, fatica), a positivi, quali forza, determinazione, potenza, energia, coraggio, tenacia, agilità. Vedere i volti delle persone trasformarsi nel giro di pochi secondi e aumentare lo stato fisico e tecnico (performance) era una cosa fantastica, che mi dava la motivazione di continuare, perché c’ero, ero nella strada giusta!

Per farti un esempio diretto basta pensare che se hai male alla spalla, non vuol dire che serve lavorare sulla spalla, ma bisogna guardare cosa ha causato quel dolore, quindi trovare i collegamenti con la pancia o le altre parti del corpo. Stesso procedimento vale nel metodo Flow perché il corpo è strettamente collegato alla mente e la mente al corpo, perciò serve osservare tutto, specialmente parti che all’apparenza non centrano assolutamente nulla. Direi che per ora mi sono prolungato anche troppo parlandoti di me e della mia storia personale; direi che è arrivata l’ora di entrare nel mondo del Recupero Rigenerativo del Metodo Flow, degli impulsi celebrali, neuro associazioni, condizionamenti consci e inconsci, tecniche di respiro per gli sport da combattimento ad alta intensità e di come la coniugazione di tutte queste tecniche sia in grado di aumentare le performance di un atleta anche del 50% in meno di pochi minuti, sia a livello di resistenza fisica e potenza che di atteggiamento mentale, fino ad arrivare al 150% complessivo.

Prima di iniziare voglio fare una precisazione sincera dicendo la parola Flow non è farina del mio sacco: non l’ho inventata io, ma venne introdotto dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, il quale scoprì che ciascun individuo riceve una grande quantità di informazioni provenienti dal mondo circostante, e che la mente ne può gestire solo un certo numero alla volta, circa 126 bit di dati al secondo in base allo studio di Csíkszentmihályi del 1956.

Ora che sai questo non mi resta che augurarti buon viaggio e buona lettura!

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Emanuele Zanella- Mental Coach

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