Emanuele Zanella, esperto di coaching. Posso aiutarti a sciogliere i blocci emotivi che ti impediscono di vivere appieno la tua giornata.

Mi scrive Elisa dopo il suo percorso personale farfalla Full view

Mi scrive Elisa dopo il suo percorso personale

Parlo di me finalmente…
Decido di espormi anche agli occhi vuoti e giudizievoli della gente.
Voglio urlare al mondo che ci sono, con tutti i miei se e ma.

Scrivo di me perché sono stanca di nascondermi dietro ad un albero aspettando che quel momento passi.

Esco fuori perché sono ansiosa di poter vedere coi miei occhi cosa succede nel momento in cui io di solito mi nascondo, e quando con mio enorme stupore mi accorgo che non è successo nulla di così sconvolgente e strepitoso capisco tutto…quel tutto che ai più non è dato sapere, quel tutto che i bimbi sognano e che le maestre insegnano, quel tutto a cui aspiri quando costruisci il tuo futuro, quel tutto che insegui per una vita e che non ti fa mai essere soddisfatto, quel tutto che da adulto a volte rimpiangi e che da anziano spesso ricordi con le lacrime del cuore…ecco quel tutto ho scoperto essere io stessa, io stessa che da bambina sognavo di poter impersonare e che le maestre mi guidavano ad essere, io stessa, edificio intaccabile su cui pianificare il futuro così flessibile e al tempo stesso così poco incline ai cambiamenti, io stessa donna che al di fuori ha una crosta così sfavillante e sorridente e che nonostante ciò che di meraviglioso ha fatto nel suo cammino ancora non si perdona per le occasioni perdute, per quegli autobus persi e per gli errori commessi , donna che si aggrappa con forza alle certezze della vita ignorando però che le sue uniche certezze sono lei e tutte le sue fragilità, lei e tutte le sue cadute, lei e tutte le sue paure, lei e tutte le sue esitazioni, lei e il suo timore di vivere facendo troppo rumore.

Così le e’ stato insegnato, al mondo siamo in così tante persone che e’ doveroso regalare il silenzio alla gente che ci circonda, cosicché ognuno possa ascoltare cosa accade dentro e fuori di sé ; MA SAI COSA HO IMPARATO? Nessuno ascolta..nessuno apprezza il silenzio…nessuno fa tesoro di questo dono…e io mi rendo conto che nemmeno io ho mai beneficiato del non rumore, avrei voluto invece urlare a squarciagola pur di non fermarmi e capire che invece il silenzio ti obbliga a sentire anche e soprattutto quello che non vuoi sentire, quello che fa male e che ferisce pur non essendo un arma appuntita.

Si proprio nel silenzio ho elaborato che ciò che mi squarciava i sentimenti ero io e la mia ricerca della perfezione, io e i miei sogni da film hollywoodiani, io e la mia non tolleranza verso quelle qualità che mi rendono invece unica e irripetibile, io e la mia paura del giudizio degli altri che si faceva matrioska del mio autogiudizio così freddo e cinico, io e la mia voglia di essere la migliore per sollevarmi da quel silenzio che mi opprimeva e mi bloccava il respiro quasi come un cuscino sopra la faccia.

Nel momento in cui scrivo comprendo quanto sia costato per me quel non respiro,quell’apnea auto forzata, era come un macigno che adesso riconosco e metto sulla mensola dei miei talenti.

Certo avrei potuto fare accadere le cose in maniera diversa ma so che non c è maniera per noi, le cose accadono in continuazione e non siamo certo noi a decidere se e quando poter manovrare il timone, noi possiamo solo lasciare che gli eventi si susseguano, possiamo solo decidere di non combattere contro la nostra evoluzione, contro la nostra crescita ma di accoglierla e abbracciare i mutamenti che essa comporta consci del fatto che chi si oppone è come se si trovasse nel bel mezzo di un torrente gelido e impetuoso.
Per un breve lasso di tempo può riuscire a domare la forza della corrente ma quando il freddo delle acque e la potenza della corrente sfidano anche le fibre minori di ogni nostro muscolo sottoponendoli ad uno sforzo che non riusciremo a mantenere per tanto, lì quando le mani iniziano a tremare dalla fatica, i polsi fanno male perché stanno sostenendo troppo, lì quando le braccia non hanno più alcuna resistenza e le gambe sembrano atrofizzate dal gelo della natura, lì quando anche il cuore sembra volersi fermare…lì ti accorgi che non puoi vincere…non hai possibilità di opporti alle curve, non hai possibilità di salire in nessuna scialuppa di salvataggio; lì e proprio lì invece capisci che se ti lasci andare e accetti anche di patire freddo per un altro po’ e consapevole che potresti anche ferirti, lì in quei momenti in cui pensi e sei convinto che ci sia ancora speranza, lì in quell’ istante in cui molli la presa e ti lasci trasportare dalla corrente, ecco proprio li’ ti accorgi che in fondo le acque non erano poi così gelide…e che il tuo nuovo mezzo di trasporto, cioè te stesso, ti piace perché ti è amico…e ti ritrovi a godere del viaggio…ti ritrovi e guardare fuori da quel torrente con la gioia di chi galleggia verso il futuro.

E ti accorgi che la realtà nuda e cruda è che la vera meta è il viaggio stesso, quel viaggio verso orizzonti nuovi e a volte impervi che rendono insensati e quasi ridicoli i programmi. E mi rendo conto di quanto tempo ed energie ho speso per pensare a cosa avrei dovuto fare o dire, a come avrei dovuto muovermi per superare ogni singolo ostacolo…ma il presente è il viaggio, e gli ostacoli sono solo l’abbellimento più colorito e profumato nel davanzale della tua vita.

Solo se accetti il presente senza cognizione di causa puoi finalmente liberarti da ogni costrizione, infatti solo la libertà ti farà avvicinare e raggiungere la vera felicità, perché mettiamocelo tutti in testa che senza il cambiamento nemmeno le farfalle potrebbero esistere.

Ero vittima dei miei pensieri e di quelli degli altri e per uscirne cercavo solo di zittirli buttandomi a capofitto nel lavoro o in mille altre faccende perché l’ essere indaffarata serviva a scappare dalla mia stessa mente, correvo veloce per paura di leggermi e così facendo stavo sotterrando i miei sogni sotto il manto stesso dell’ autostrada su cui viaggiavo.

La soluzione era così semplice ma al tempo stesso così faticosa da trovare….
La soluzione era lasciare esprimere veramente me stessa libera da auto giudizi o forzature, perché aprendo i cancelli alle mie aspirazioni finalmente ho potuto volare come quella farfalla che non sarebbe mai potuta nascere se non dal bruco e dalla sua metamorfosi.

E ora che la gioia di essere farfalla mi fa guardare la vita dall’alto in modo limpido e chiaro dico grazie a chi questo lo ha reso possibile.

Elisa

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