Emanuele Zanella, esperto di coaching. Posso aiutarti a sciogliere i blocci emotivi che ti impediscono di vivere appieno la tua giornata.

La boxe sta morendo! Ti spiego perché! knocke - Joachim Alcine, of Canada, lies on the canvas after a sixth round knockout by Daniel Santos, of Puerto Rico, during their WBA light middleweight title fight Friday, July 11, 2008, in Montreal. (AP Photo/The Canadian Press, Ryan Remiorz) Full view

La boxe sta morendo! Ti spiego perché!

Vedo continuamente commenti negativi su facebook che dicono che la boxe o è morta o sta morendo, che i match sono di scarsissima qualità, che gli atleti non sono più quelli di una volta, che gli arbitri sono più leggeri e non capiscono più nulla e sono solo capaci di mettersi d’accordo.

Molte di queste persone non hanno mai messo i guantoni, ma sono molto bravi a sparare sentenze stando seduti dietro una tastiera.

Vai a leggere i commenti dei campionati a Gallipoli, tutti bravi a parlarne male.
Ci sono poi quelli che criticano e sparano a zero su quello che fanno gli altri (e sono del settore) ma non li senti mai farsi delle autocritiche.

Scommetto che te ne sei accorto anche tu e hai già capito che non sto raccontando palle.

Questa è la prima piaga comportamentale che sta letteralmente distruggendo materialmente e mentalmente non solo la boxe, ma tutto lo sport da combattimento: la critica distruttiva, la stessa che si fa al bar con gli amici per farsi bello con la barista carina o per smerdare gli altri.

Devi sapere che tutte quelle critiche e giudizi inutili inconsciamente si trasformano in nemici molto pericolosi che ti entrano nella testa come un verme schifoso e ti maciullano. Ti blocca e ti uccide.

Questo nemico non tocca nessuno fisicamente. Non ti butta al tappeto. Non ti procura un K.O. tecnico, ma in realtà smonta, logora, demotiva e distrugge lentamente tu che devi salire sul ring. Ti entra dentro a livello profondo, senza che tu possa decidere di ospitarlo o no.
E in men che non si dica: KO. Ti ritrovi a non valere nulla, a prendere un sacco di pugni e schiaffi nonostante tutti i tuoi fottuti allenamenti. Ben fatti, sudati, studiati e precisi.

So benissimo che conosci anche ciò che sto per dirti: tu che l’avversario sul ring è l’ultimo nemico (visibile) da combattere, perché gli altri sono tutti (invisibili), internamente ed esternamente.  Ci sono le interferenze che sono molto più temibili e pericolose perché agiscono sul pannello di controllo: quindi ti siedono e ti comandano.

Pensaci un momento: quante volte ti sei trovato sul ring eppure nonostante tutta la tua preparazione, i tuoi pugni sembravano quelli di uno che “ha iniziato domani” a combattere, cioè come l’ultimo arrivato.
Quante volte? Troppe. Se è successo anche solo una volta, tranquillo. E’ comunque troppo.

Scommetto che c’è anche qualche pugno a confermare quello che sto dicendo, vero?

La cosa stupefacente è che questi nemici sono molto più forti di 30 anni fa, i quali vengono rafforzati continuamente da tutti quelli che hai intorno, dai parenti, dalla fidanzata, dalla moglie; dai genitori. Dai giornalisti, dalla stampa e dall’ambiente di oggi.

Ti dico solo queste tre parole: manipolazione, depressione e frustrazione continua.

Sappiamo tutti e due che negli ultimi 20 anni la depressione ormai è diventata ormai una cosa diffusa, mettici poi l’ansia da prestazione.

Mi spiego meglio: il pugile, TU, oltre che a combattere con l’avversario, devi combattere dei veri e mostri senza scrupoli, cioè con i social, la frustrazione, il logorio mentale, prendere o perdere i soldi, l’arbitro che dà la vittoria a caso, la perdita dei valori, lavorando nella mente con una forza impressionante, limitando la prestazione agonistica durante la performance perché lavora sulle emozioni negative, cioè LA PAURA.

Voglio raccontarti un fatto personale e senza vergogna.
Quando boxavo, io cercavo disperatamente l’approvazione di mio padre.
Questo mi causava ansia da prestazione perché volevo a tutti i costi vincere, togliendomi quella serenità che avevo in palestra. Ascoltavo quello che gli altri dicevano, chiedevo se andava bene quel che facevo, a tutti i costi “volevo” essere apprezzato e vincere.   Ma non ero sereno, sul ring davo al massimo il 40% se andava bene.
Ti capisco e mi rivedo nei panni di chi sale sul ring oggi.
Anche io ero vittima della paura. Non sapevo gestirla, non la riconoscevo nemmeno.

Si! E’ la paura che porta questi mostri ad abbatterti. E ti abbatte prima ancora di salire sul ring. Ti inizia a pestare mentre ti fasci i polsi, mentre ti massaggiano.
Mentre pensi a come hai preparato quell’incontro.
Quindi chi è il vero nemico peggiore dello sport da combattimento? Ecco, hai capito.
Rifletti:
Perché gli stessi maestri molto esperti che hanno formato grandi campioni, ora non ci riescono più o non riescono ad avere la stessa capacità che avevano al tempo?  Perché fanno una fatica impressionante?

Ecco la risposta, quella che nessuno ha mai avuto il coraggio di dirti apertamente.
Una volta i pugili erano seguiti e amati ovunque. Le persone riempivano i palazzetti pagando senza rompere i coglioni, non come oggi, che provano ad entrare dal retro, dagli spogliatoi o fingendosi dello staff per non pagare.

Prendi i mondiali di calcio. I calciatori avevano una preparazione atletica impressionante, per non dire perfetta, ma cosa è successo dopo aver preso qualche goal? Hanno ceduto mentalmente, hanno perso la grinta influenzando la performance, perdendo come tutti sanno, ritrovandosi con la vergogna, delusione e una frustrazione molto forte che gli verrà rimarcata per anni, per non dire decenni.
Hanno cominciato ad aver paura della critica e l’ansia dell’aspettativa li ha assaliti. Il DOVERE fare li ha distrutti.
Qual è stata lo loro lacuna? Poco allenamento o qualcosa che ha fatto corto circuito? Qualcosa che non hanno saputo affrontare e reagire all’imprevisto in modo forte per ribaltare la situazione?

Ti faccio questa domanda perché combatti. Sei uno sportivo. Sai che cosa significa non esserci con la testa?
Devi metterti nella capoccia che se c’è spettacolo la gente guarda e paga, se non c’è spettacolo, la gente rompe i coglioni e non caccia fuori nemmeno un euro e non torna più perché lo deludi e fai schifo.

Questo anche se hai vinto. ANCHE SE HAI VINTO.
Ma hai vinto combattendo un match di merda, chiaro?

Dico questo perché è inutile vantarsi di aver vinto “titoli importanti” di MMA, Kick boxing, o il torneo di street fighter, al primo o secondo match della propria vita, perché anche il più stupido sa che un fighter non si forma in pochi mesi.  E’ ovvio che quelle gare fanno cagare anche uno stitico perché è impossibile che ci sia spettacolo, sempre che tu non sia cosi stupido da non ammetterlo.

Se ancora non capisci, perché ti pesa mandare giù questo boccone amaro, gusto cacca, ti faccio questo esempio:

Andresti a vedere uno spogliarello di una balena da 120 kg spacciata per una figa interstellare?

Ok. Adesso che hai capito e possiamo continuare.

Una volta la boxe era seguita perché la gente vedeva il sangue, vedeva la violenza sul ring, sentiva il rumore dei pugni che arrivano e i pugili menavano TANTO le mani, e poco la bocca, e chi parlava tanto poteva permetterselo perché faceva i fatti.
Devi capire che i tempi sono cambiati in modo drastico.
Adesso ti dico come è cambiata. Non che tu non te ne sia accorto, è che NON LO VUOI VEDERE per come è!

tristezzaOra viviamo in una società in piena confusione e manipolazione mentale continua sempre più pesante; ha smarrito il senso dell’impegno, dei valori e della volontà individuale e la percezione della fatica stessa, perché si ha una percezione del successo facile senza fare un cazzo messo in testa da false pubblicità ingannevoli continue, indebolendo inconsciamente la mente e il carattere delle persone in modo impensabile.
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Questo è l’esatto contrario di quello che accadeva una volta quando si viveva nella realtà!
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I tempi sono cambiati perché fino a 30 anni fa, non c’erano tutti questi nemici, tutte queste interferenze e bombardamenti mentali che ci sono ora, create apposta per installare informazioni tossiche con messaggi subliminale creati a puntino nella tua mente.
Tu su quel cazzo di ring sei forse solo? NO. Sei in compagnia di tutte queste voci, di tutte queste credenze e percezioni che hai preso e fatte tue.
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Ricordi il mondiale tra Alessandro Duran e Michele Piccirillo nel 98?
Stiamo parlando di pugilato in Italia, eppure quella era vera boxe, tenacia, determinazione, cuore, forza, classe, pugni, tecnica, passione messe insieme.   Sono passati solo 16 anni, non secoli, eppure ti sei accorto quante cose sono cambiate?

In poche parole una volta le persone erano motivate dall’ambiente e dalla società, e si stava molto meglio mentalmente e fisicamente, e gli incontri erano delle vere battaglie.
Ora invece sono bombardate di cagate e insicurezze tutti i giorni continuamente che demoliscono lentamente le parti buone della mente, e più farai finta di non vedere, più lentamente questa situazione lavorerà dentro di te indisturbato assumendo il pieno controllo di te senza che te ne accorgi, maciullandoti come un tritacarne.

L’unico modo per difendersi da questi attacchi è conoscerli e saper come difendersi, altrimenti lentamente diventerai un burattino anche tu come tanti che non vogliono aprire gli occhi.
Ovviamente si impara, ma solo se uno lo vuole.
Esiste il modo, ed esiste il metodo.

Sono cambiate le situazioni, nel senso che se a un atleta professionista in preparazione, gli viene slittato il match una o due volte per varie ragioni come succede qui in Italia, è difficilissimo da sopportare sia fisicamente che mentalmente perché è logorante, snervante e deprimente trovandosi a far tanta fatica inutilmente per mesi.

Come può sentirsi un pugile in queste condizioni?
Sono cambiati i comportamenti: Un atleta professionista che si sta preparando per un titolo importante, NON può allenarsi con il telefono in mano e rispondere a tutte le cazzate che gli scrivono su facebook.
E’ un condizionamento inconscio poi si manifesta nei picchi emotivi alti, cioè non in palestra quando si allena, ma durante il match limitando anche del 70% le performance.

Pensa che ho preso da buffone da qualcuno per avergli detto in privato di lasciare stare facebook le settimana del match, capisci?

Una volta non c’era facebook, non c’era nemmeno internet, non c’erano i cellulari, ma le persone macinavano kilometri per vedere i match, ma perché?.
Al colosseo arrivavano oltre 60.000 persone per vedere i combattimenti da ogni parte con i carri.

Perché c’era spettacolo! C’era violenza vera! Gli atleti vivevano in un ambiente molto più sano, sia fisicamente che mentalmente.

Ora sei fortunato se viene Pina la lavandaia, tua zia e il migliore amico.
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Io lavoro così: gioco mio e regole mie. Se durante la preparazione (settimana del macth) ti attacchi a facebook. Sei fuori. Smetto di prepararti.  Dammi del buffone, arrogante. Dimmi cosa ti pare.  Il mio obiettivo e portarti al tuo obiettivo, STOP!
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Giusto per farti capire: i campioni anglosassoni professionisti di MMA dimenticano il telefono, whatsapp e l’amichetta che te la fa annusare per messaggio quando si deve combattere!

Se sali su un ring, non ci sono cazzi. Sei lì per vincere. Per darle più che puoi e prenderne meno che puoi!
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Gli atleti che seguo personalmente seguono regole fisse per ritrovare l’equilibrio mentale e la lucidità: uno di questi è lasciare stare facebook la settimana del match oltre che ad eliminare altri killer dell’energia mentale.
Se non rispetta le regole, smetto di seguirlo perché non faccio da papà a nessuno.
Tutto ciò restando sempre in contatto con il suo maestro per testare assieme i miglioramenti. Si coopera. Un gioco a tre, dove ognuno deve fare la sua parte.
Il mio lavoro consiste nel darti gli strumenti e i metodi migliori per mettere in pratica al meglio le Tue competenze durante i match.
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I pugni tirali come dice il tuo maestro, la guardia tienila come dice lui. Le ginocchia e i gomiti come vuole lui.

                                   Ma per la tua testa, lì ci penso io!

Adesso ti chiederai:

– Come si può rimediare a questo carnaio?
– Come si può uscire da questo macello e recuperare?
– Come si può tornare a vincere combattendo come si faceva una volta?
– Come ci si può difendere e reagire a tutto questo?

E adesso ti rispondo.
La boxe come il coaching, è una cosa molto seria, o tutto o niente, non c’è mezza misura se si vogliono risultati veri!
Saprai benissimo che per fare fiato bisogna correre, saltare la corda e fare sacco, ma se pensi che per allenare la mente, cioè la concentrazione, lucidità mentale e resilienza serva correre o saltare la corda, continua pure a farlo. Dimmi poi se è servito.

Purtroppo quello che affronti e non affronti non è colpa tua.  Non è nemmeno colpa del tuo maestro. Nemmeno colpa del tuo staff.  E onestamente, a me, non interessa nemmeno capire di chi è la colpa.

E’ che non lo sanno nemmeno loro. Non conoscendo il problema come possono aiutarti a risolverlo?

Ora che conosci a fondo il problema, ora che sai che c’è una soluzione.
Ora che sai che si può fare qualcosa … cosa pensi di fare?

Per me esiste solo la tua responsabilità: una volta che ti do la soluzione, e tu devi solo applicarla, e tu non la usi… lì sono cazzi tuoi. E se cadi è colpa tua.
Il cambiamento ormai va a velocità impressionate, e fra meno di 2/3 anni sarà molto peggio se non impari da subito a gestire la tua testa.

Se ti dicessi che puoi imparare a gestire tutte queste cose?

Quanto ti piacerebbe poter combattere senza pensieri, senza avere un ostacolo invisibile esprimendo tutte le tue competenze tecniche?

Se potessi fare tutto questo, e se tu dopo fossi in grado di farlo sempre: quanto ti piacerebbe?

Bene: devi imparare a gestire le tue emozioni. Gestire la paura, gestire le ansie. Devi imparare a sottomettere le tue interferenze e non esserne schiavo.

Tutto quello che vedi, senti, pensi, si installa nel tuo inconscio. Perdi lucidità, sei offuscato. Non ragioni più. Tiri pugni al vento.

Ora tu puoi pensare quello che vuoi, ma questa è la cruda verità, che tu lo voglia o no, cioè che qui in Italia ci sono grandi maestri e atleti che sono dei veri talenti, ma che purtroppo perdono occasioni incredibili, dilettanti e professionisti impressionanti per colpa di questa influenza negativa.

Lo sappiamo entrambi a questo punto. Lo sa anche il tuo preparatore.
Solo se hai capito l’importanza di tutto ciò perché sei riuscito a pensare solo con la tua testa, cioè ascoltare SOLO la tua voce interiore e sei veramente motivato a CAMBIARE radicalmente la tua esistenza nello sport, devi smettere di raccogliere informazioni tossiche dall’esterno e iniziare a trovarle dentro te stesso perché è l’unico posto in cui troverai quello ti che serve per superare i tuoi limiti!
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Per fare questo però, prima dovrai smontare tutta la tua arroganza e orgoglio inutile, e solo allora potrai capire come un percorso di coaching con me può cambiare il tuo risultato.
Toglierai tutta quella roba inutile dalla tua testa per esprimere al massimo TUTTE le tue doti da vero guerriero in combattimento.
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                             Il metodo è cucito sugli sportivi e su ciò che ruota intorno.

Non lavoriamo solo su Te che sali sul ring.  Lavoriamo su tutto quello che è la tua vita, perché tu non sei solo il pugile.
Tu fai il pugile, o il fighter, Ma una volta che scendi dal ring, tu torni ad essere il figlio, il fidanzato, l’amico, il padre o il marito.
E’ inutile che stiamo qui a raccontarcela. E’ così e basta.
Sono in questo mondo da molti anni ormai, e posso dirti che ne ho visti tanti talenti sprecare e buttare carriere solo per colpa di queste interferenze, limitando le performance nel match perdendo addirittura con avversari più deboli, capisci?
Ne vale pena? Credi che sia ciò che ti meriti?

Beh se pensi che tu meriti di essere limitato, buona fortuna.

Ora ti resta solo due cose da fare, cioè non credere a una mia parola e parlarmi male alle spalle come fanno le pecore, oppure prendere in mano la tua vita seriamente accedendo alle risorse che hai all’interno combattendo i tuoi demoni interiori in modo definitivo investendo su te stesso.
Lo so, non è facile perché è più semplice scappare e guardare gli errori degli altri, ma per caso hai mai visto un grande campione che non ha lottato con le sue paure più profonde prima di arrivare al culmine del suo successo?
La risposta è NO!
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Ora se sei ancora qui a leggere, scopri anche tu il metodo Flow definito come Doping Naturale in tutti gli effetti, sia come resistenza e recupero fisiologico che mentale.       Metodo flow.

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By Emanuele Zanella

10 Comments

  • Paolo Galli on

    semplicemente vero e a die poco entusiasmante!

    Reply
  • Antonio Lee on

    Complimenti per l’articolo Emanuele, come sai sono un appassionato della filosofia orientale e delle arti marziali, ma nella vita mi occupo di formazione e networking, nelle tue parole ho trovato tanta verità, saggezza ed espressione di onestà. Oggi purtroppo lo sport specie quello da combattimento è stato svuotato dell’essenza dal sistema sociale, si è perso il valore del combattente in pratica, la sinergia tra coach e combattente è estremamente importante, ma molto spesso viene utilizzata solo per scopo o per vincere senza gloria. Concordo e mi immedesimo soprattutto quando parli di molti allenatori mentali o fisici che vogliono insegnare l’arte del combattimento senza che abbiano mai combattuto le proprie paure o addirittura che non hanno mai messo piede su un ring, è come nel mio mondo lavorativo, ci sono formatori e relatori che definisco FORM-ATTORI, ovvero utilizzano la tecnica del prete, ” fai come ti dico ma non fare come faccio ” in poche parole mi chiedo come vogliono insegnare agli altri a vendere se loro non stanno mai sul campo di battaglia? beh ma lasciamo questo argomento. Tornando alla tua arte professionale mi viene di aggiungere solo questa ultima cosa, è cioè che quando si ci si trova di fronte un avversario bisogna avere la mente sgombra senza pensare se vincere o perdere altrimenti si è sconfitti già in partenza, inoltre, bisogna essere onesti con se stessi e combattere per se stessi. Ci sono molti avversari e condivido pienamente con te che i peggiori e distruttori stanno dentro di noi. I combattenti che leggeranno il tuo motivante o demotivante articolo ( dipende dai punti di vista ) ne faranno sicuramente buon uso di riflessione e scegliendo un coach come te faranno sicuramente la differenza, sei un gran COACH.

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    • Antonio ti ringrazio per le tue parole, veramente!
      Purtroppo ci sono tanti “esperti improvvisati” o anche persone che buttano vita il loro talento e grandi capacità tecniche solo per orgoglio o altro, diventando incosciamente complice della morte dello sport da combattimento in genere.

      Reply
  • Maurizio mma on

    Questo articolo è una mazzata sui denti continua, dall’inizio alla fine.
    Si sente chiaramente che sotto c’è l’esperienza fatta in palestra reale fatta di competenza e non solo letta su qualche libro.
    Mi rompe ammetterlo ma hai scritto solo che la verità sul nostro sport, infatti pensiamo di allenarci molto sottovalutando tutte le distrazioni che abbiamo, facendo brutte figure quando saliamo sul ring ritrovandoci poi svogliati e demotivati di tutto senza assumerci le nostre responsabilità.
    Ripeto: mi rode scriverlo, ma per amore dello sport mi sento in dovere di farlo.
    Per il resto ci sentiamo in privato!
    Maurizio.

    Reply
    • Maurizio non mi resta che ringraziarti per il tuo commento, lo apprezzo tantissimo veramente. Purtroppo ormai viviamo in un ambiente molto ostile strapieno di distrazioni molto forti, le quali bisogna assolutamente imparare a gestirle e riconoscerle, anche perché sono destinate ad aumentare negli anni.
      Grazie di cuore !

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  • “Il combattimento come l’inebriarsi, va fatto a mente libera e serena se non ci si vuole rovinare la giornata”…grottesco e forse poco coerente all’argomento ma questa citazione di un vecchio e poco conosciuto pugile russo racchiude una grossa verità. Combattere non vuol dire essere incazzati, tutt’altro. È un’ARTE che pretende di essere espressa nella più completa serenità mentale e rispetto dell’avversario, perché infondo senza quest’ultimo non avresti opportunità di esprimere la tua ARTE, perciò smettetela con incitamenti stile street fighter “ammazzalo!!! Sangue sangue sangue!!!” basta, non siamo macellai e non trattateci come tali. Giorno dopo giorno, essere guardati come qualcuno di pericoloso o di pazzo, inconsciamente ci limita nella crescita anche se all’inizio l’idea di essere “temuti” forse ci gasa un po’…la realtà delle cose è che il combattimento se non viene vissuto non si può e non si deve commentare; suona come qualcosa di proibizionistico ma ne va del bene degli atleti e dello sport stesso, chi è del settore mi capirà. Lo spettacolo che vuole la gente, le “botte da orbi” che tanto acclamate e ricercate ma che nn vedete più nei match, non sono frutto della cattiveria e della violenza, nulla di più lontano…le botte da orbi sono frutto della passione, del sudore sotto i dischi di ghisa per anni, le ammaccature dello sparring, gli schiaffoni del coach perché stai pensando ad altro invece di stare concentrato…ed indovina un po’ perché non eri concentrato??? Forse perché stavi riflettendo sulle parole che la gente vomita su di te e su quello che fai e che ami. Concludo dicendo che nel 95% dei casi la differenza sul ring la fa la SERENITÀ MENTALE…perciò vi chiedo per cortesia di smettere di lamentarvi e di gettarci fango addosso perché non vedete sopraccigli spaccati o nasi rotti, piuttosto dimostrateci la vostra vicinanza, riempite i palazzetti, e non guardateci con occhio schivo quando siamo sul ring, prendete parte allo spettacolo e godetevelo…tifate, urlate, incoraggiate…insomma fateci capire che siete li per NOI, e noi vi faremo capire che siamo li anche per VOI…

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    • Giuseppe le tue parole sono piene di passione e di esperienza.
      Purtroppo la realtà è questa in Italia, e aggiungo che quelle parole che risuonano nella mente degli atleti nei momenti importanti, vengono potenziate dal fatto che qui in Italia le paghe sono vergognose,che vale a dire che all’atleta quei soldi SERVONO per campare perché gli servono, e quindi la mente diventa per sensibile.
      Vero che si fa questi sport per passione e non per soldi, ma bisogna ammettere che nessuno fa nulla per nulla e a tutti fa gola una borsa prosperosa che ci permetta di vivere dignitosamente piuttosto che una paga da lavapiatti.
      Grazie di cuore del tuo commento.

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  • Hai scritto delle mega stronzate. Non è vero che gli atleti anglosassoni sono senza il telefono. Ci sono molti atleti professionisti che usano i social anche poche ore prima del match, e se uno è carico e preparato non ha nulla da temere.

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    • Simone dici che ho scritto stronzate, ma cosa intendi di preciso?
      Facebook e i social sono ipnotici, cioè che non essendoci contatto reale lavorano nella mente con forza in base alla propria (lettura cognitiva).
      In più nella settimana del match, quindi dopo due mesi di dura preparazione e stress, di sicuro un atleta ha la mente molto più suggestionale del solito proprio perché lo stress aumenta.
      Poi un atleta furbo, da il compito ad un amico stretto di seguire lui i social per tenere il contatto ai fans e NON lo fa lui personalmente. Cosi facendo nessuno resta ferito, SEMPLICE NO? Io faccio cosi e vado benissimo!
      Questa è la mia politica e vedo che funziona ( PER I PROFESSIONISTI)
      Io faccio questo con quelli che seguo perché sono in Italia, che vale a dire che le paghe sono misere rispetto al resto del mondo che mettono ancora più stress e pressione agli atleti.
      Se non mi credi ti consiglio di studiare un po’ l’ipnosi e capirai chi scrive stronzate veramente.
      Ovvio che con i dilettanti è diverso perché la posta in gioco è più bassa e quindi anche lo stress.

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